è caduto il governo!

novembre 11, 2011 - 9:29 pm No Comments

Quello che Penso

novembre 15, 2010 - 6:45 pm No Comments

Quello che penso ad oggi 15/11/2010 perchè domattina potresti trovare un altro post che  rovescia molte cose di quelle che sto scrivendo..

Penso che la politica attuale non mi rappresenta, da nessun lato…

Penso che ci sono persone migliori delle attuali che ci guidano, presentatevi!!

Penso che nonostante la televisione sia una roba bella abbiano trovato il modo di renderla inguardabile.

Penso che la televisione di oggi sia manipolante dei non pensanti in quanto ci pensa la televisione a distorcere…

Penso che le radio attuali non siano ascoltabili oltre i 3 minuti poi…skippo, skippo, skippo

Penso che la musica non ha più soglia d’entrata e quindi attualmente è mediocre

Penso che tra musica, sistema e musicisti abbia vinto il sistema, salvo pochi focolai, resistere, resistere resistere!

Penso che la discografia, chiiii????? la discografia, chiii???      poppaaaaa!

Penso che nonostante tutto sognare sia obbligatorio!

Penso che il successo sia uno stato di vita e non un pallottoliere.

Penso che si debba partecipare perchè il contrario sarebbe subire la partecipazione degli altri…e, guarda come stiamo..

Penso che i deejay mettono i dischi, NON suonano!!!

Penso che Nicole (mia figlia) sia diventata grande, e come è possibile se io sono ancora adolescente, se il tempo non è passato per niente?

Penso che non sia giusto che tutti suonino.

Penso che la parola “creatività e innovazione” debba essere riformulata e vietata a certi personaggi.

Per oggi ho pensato abbastanza…

PRESS

novembre 15, 2010 - 12:18 am No Comments

La recensione di Giordano Sangiorgi direttore del M.E.I e presidente di audiocoop. SU SECONDLIFE IL VIRTUAL LIVE DI LUCA NESTI “Luca e Andrea, siamo in onda”. E’ la voce di Bruno Cerboni, l’organizzatore del concerto, accompagnata da un fischio. Piazza Navona dei Parioli, venue “virtuale” e”concettuale” dentro Secondlife, il nuovo mondo che conta due milioni di utenti, va riempiendosi di spettatori. Gli avatar, dentro a un pc, vengono raffigurati come persone e vivono in uno spazio virtuale con un proprio nome e un cognome predefinito: c’è Steve Rey, c’è Radio DeeJay che ha intervistato Luca Nesti, ci sono giornalisti, qualche scrittore e tanti appassionati di musica e di internet, tutti in attesa del concerto di Luca Neher, lo pseudonimo virtuale di Luca Nesti. Si vede il palco vuoto. Luca Nesti da casa sua con tutta la sua attrezzatura e il suo pc manda il segnale a un server su una “gride” di 4 mila computer che stanno a San Francisco. Da lì il segnale viene mandato in tutto il mondo, e tutte le persone collegate a Secondlife possono ascoltare dal vivo il concerto di Luca Nesti. Il primo concerto virtuale su Second Life è stato quello di Suzanne Vega. Il secondo è proprio quello di Luca Nesti, “l’artigiano”. Intanto Luca sta gestendo lo streaming e può parlare. Si sente già un fischio. A proposito di fischi, oggi così di moda… Sul palco c’è una bella signorina e la custodia della chitarra è già aperta. Lì intorno c’è già parecchia gente assiepata, molti con la maglietta dell’evento legato a Taxi Channel sul canale satellitare. Il presentatore inizia a chattare con Luca, che ha ancora dei problemi con l’audio. Julia Simons dice che stiamo per iniziare. Sta tutto a posto allora. Invece l’audio va giù, ma è tenace il popolo della rete. Tenace e variegato. C’è Georgette, una ragazza di Matera che si occupa di spettacolo. C’è una ragazza olandese che viene in vacanza in Umbria e ha il fidanzato in Nord America. Un giornalista, Marco Marrei, net reporter. C’è Vittorio, architetto friulano. Aspettiamo il segnale da Second Life. Luca inizia il soundcheck virtuale. Alle 11 e 15 arriva l’audio: “Sta per iniziare il concerto di Luca Neher” Ci siamo? Ci siamo. Luca Nesti è apparso sul palco virtuale. E’ partito l’audio, ma è musica classica. Che sarà? Intanto qualcuno ha scritto che si sente la chitarra. Qualcun altro chiede se c’è un bar dove bere per dimenticare! Momenti di imbarazzo. L’audio non và. Gli organizzatori valutano la possibilità di annullare il concerto e rimandare la gente a casa. Il presentatore sale sul palco per annullare tutto, ma finalmente, provvindenziale parte la musica: quello sporco e vero mix tra rock e musica d’autore di Luca Nesti, che rompe le barriere virtuali e irrompe all’improvviso: bravissimo. Il presentatore si dilegua, il concerto è partito. Dopo il primo pezzo, veramente notevole, la performance si interrompe, ancora problemi tecnici. Passano altri istanti di imbarazzo, non molto virtuale. “Ci dovremmo essere, tutto risolto in qualche modo – dice finalmente Luca – fate un cenno e poi parto” “Ci hai salvato dai pomodori”, dice Bruno Cerboni e finalmente alle 11 e 40 si riparte. Una cosa grande, più grande di noi. Mondiale, straordinaria. ”Un vecchio amico mi ha fatto entrare in questo metamondo – dice Luca – qui dove parte tutto da zero”. Entriamo anche noi, partendo da zero, nel mondo musicale di Luca Nesti, con un occhio al monitor del pc e l’altro sul canale satellitare di Taxi Channel che trasmette tutto in diretta. Parte il primo pezzo, con quella voce sporca, roca e vissuta che invita a “suonare, suonare” e ci avvicina subito al mondo di Luca. Sanguigno, toscano, echi duri e vissuti che si sentono subito alla prima nota. “Per tornare a girare là dove c’è musica” prosegue l’avatar Luca Neher, alias Luca Nesti. Anche se siamo su Secondlife la chitarra si scorda e bisogna riaccordarla. Parte così il secondo brano. Una ballata romantica, unica, di quelle che solo Luca Nesti sa fare, nuovo Ivano Fossati, sporco come il primo Ligabue, che ricorda quando si faceva “sega” a scuola, un po’ come il sabato pomeriggio di Claudio Baglioni. Dal sito arrivano immagini del palco dall’alto veramente uniche e originali. Una sapiente miscela tra tecnologia del terzo millennio e canzoni da falò, tra anima e bit, tra cuore e pc, tra innovazione e impegno. Parte il terzo pezzo e i conduttori si perdono a renderizzare, così dicono, il mondo di Secondlife, che è anche un mondo di arte e cultura legato alle nuove tecnologie e ci allontana dal concerto per poi ritornarci con un bel volo. “Dalla fine del mondo” grida Luca Nesti con quell’intensità che solo a lui appartiene, al termine del suo terzo brano, per poi passare ai pacchi della televisione con lo sfogo de “Il conduttore”, canzone di denuncia, bella, forte e nuova: “Chi ti radiocomanda mentre fai la manomorta, tu che plagi i ragazzi e urli da re?”. Tosta, da meritare l’airplay televisivo e radiofonico che non avrà mai. Per forza, qui ci sono nomi e cognomi in grande anticipo sulla Vallettopoli e sulla Lelemoropoli che hanno colpito l’immaginario degli italiani. C’è scritto tutto. Profetico e vero. Meriterebbe di essere scritta in un box a fianco degli articoli che ci raccontano solo una parte dello sporco della televisione berlusconiana presente su tutti i canali. Parte subito dopo un’altra canzone. Lieve e greve insieme, dolce e violenta, lenta e rock, come sanno essere le canzoni tratte dai cd di Luca, “L’artigiano”, dal titolo umile ma di grande qualità e “Ho cambiato idea” che con “Il politico perfetto” l’ha portato all’attenzione delle classifiche indipendenti arrivando tra i primi posti della Indie Music Like, l’indice di gradimento realizzato dai nuovi media musicali promossi dal MEI. Prosegue così il viaggio tecnologico, meraviglioso, virtuale ma reale, che ci porta nella nuova canzone d’autore italiana, quella che ha una schiera di giovani artisti emergenti che insieme a Luca Nesti, come purtroppo accade in tanti altri settori della nostra società, non riesce a scalzare la ormai vecchia guardia del cantautorato nazionale, che ancora imperversa non mollando neanche un centimetro di palco a nuove proposte belle come questa. Ma il passaggio generazionale prima o poi arriverà. E Luca Nesti, senza cercare il successo facile e il consenso commerciale, potrà avere quella ribalta che si merita. Per la sua sincerità, per la sua creatività e per la sua capacità di rinnovare quella musica d’autore doc del nostro paese che ha trai suoi maestri, insieme, la scuola genovese con una spruzzata di tanti altri echi, ma che ha un grande bisogno di nuovi e giovani cantori. “Mastica e sputa” sussurra Luca per poi alzare, come nella sua abitudine, il registro dell’invettiva con la voce e la chitarra sempre più forti. Arriva verso la fine del concerto la confessione che sono “i soliti accordi” come hanno detto in tanti, ‘sti soliti accordi con cui, però, lui ci ha fatto canzoni bellissime per artiste come Mina e Anna Oxa, colonne sonore per film come Mediterraneo e che ci ripropone in una short version per poi tornare ai suoi brani. “Sono un trafficante d’amore seduto su un pianoforte a trafficare le note”. Poesia nuda e cruda, che parla di libertà e “angoli di vita con una via d’uscita” bellissimi, carichi di echi emozionanti. Il fratello maggiore Ivano Fossati si sente. “Io voglio per te la fine di un dolore e un santo guaritore che ti lascia andare felice anche senza me”, non c’è frase più bella per chiudere il concerto su Secondlife, quest’evento mediatico che ha mescolato internet, tv satellitare, informazione e musica, la musica di Luca Nesti. Un evento veramente strabiliante che un giorno forse proveremo tutti insieme e che vivremo in modo normale. “Lo voglio per te” conclude in un impeto d’amore altruistico e sincero l’esibizione di Luca Nesti in questo metamondo in cui siamo partiti insieme da zero per uscirne molto più ricchi. Da zero a mille. Minimo. Giordano Sangiorgi

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INDIES MUSIC LIKE Ecco la classifica Le canzoni indie estive più gradite! Ecco la classifica INDIES MUSIC LIKE a cura di AudioCoop Dopo una prima sperimentazione di successo TORNA L’ INDIES MUSIC LIKE DEI MEDIA INDIPENDENTI ITALIANI: ECCO LA SECONDA CLASSIFICA DI GRADIMENTO ESTIVA: IN TESTA AFTERHOURS, BANDABARDO’, MARCO NOTARI, APRES LA CLASSE E LUCA NESTI. Ecco i 50 brani e i 50 artisti indies piu’ graditi dai selezionatori dei new e storici media indie italiani: dalle radio libere alle web radio , dai siti ai blog di nuova musica, dalle tv satellitari alle tv locali d’Italia in quest’ultimo trimestre estivo. Si torna a Natale con i brani like per le Feste. La nuova musica italiana per crescere se ha bisogno di conoscere quali sono i dischi piu’ venduti, i singoli piu’ scaricati, i dvd piu’ acquistati e i brani piu’ gettonati, ha bisogno anche di capire -per costruire una nuova musica di qualità, capace di rinnovarsi e di stare al passo coi tempi- quali sono i brani piu’ graditi, tra quelli dei nuovi artisti italiani, scegliendoli sulla base delle positive reazioni da parte dei programmatori e degli utenti dei nuovi media indipendenti italiani: dalle piccole radio libere e alle web radio, dai siti e ai blog di nuova musica italiana, passando per le tv satellitari e le tv locali e altre forme di diffusione della nuova musica emergente del nostro paese sempre piu’ bisognosa di nuovi spazi per potersi esprimere e farsi conoscere. E’ così che AudioCoop dopo una prima sperimentazione, in occasione della Festa della Musica di mercoledì 21 giugno, dove ha chiesto via mail e telefonicamente ai programmatori musicali, presenti nei media indie , rappresentanti dei nuovi media diffusori delle nuove musiche per le nuove generazioni di appassionati , una “playlist” dei brani preferiti della primavera appena trascorsa e che ha visto uscire una graduatoria legata al gradimento che è stata ampiamente segnalata e divulgata perchè certamente premia ricerca, sviluppo e orginalità della nuova musica italiana ed esce dalle abituali classifiche invitando tutti ad aprire maggiormente gli orizzonti verso la nuova musica italiana e a percorrere con forza le strade delle nuove tendenze musicali. Queste le preferenze dello sperimentale “Indies Music Like”, allestito da AudioCoop, in primavera ed espresso dai cinquanta programmatori interpellati in tutt’Italia via mail e telefonicamente durante questa primavera e che vide in testa “Viva la Vida” di Roy Paci e Aretuska (V2) seguito da “Piove Piano” dei Blume (Pippola Music) e da “Eccomi qua” di Giulio Casale (Mescal). Insieme, subito dietro i Giuliano Palma & The Blue Beaters con “Black is Black” (V2), “Redemption Song” dei Quintorigo (Venus) , “Come togheter” di Magoni & Spinetti (Radiofandango) e “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli (Storie di Note) . Ex aequo nei primi dieci Super Elastic Bubble Plastic con “Small Rooms” (Red Led Records), Marco Notari di “Vertigini” (Artes) e i Circo Fantasma di “I Knew Jeffrey Lee” (Lain Records) . Le nuove playlist inviate al termine del trimestre estivo hanno completamente, come è naturale, cambiato la classifica di gradimento mettendo al primo posto ex-aequo Bandabardo con “Fuori orario”, Marco Notari con “Vertigini”, Afterhours con “Ballata per la mia piccola iena”, Luca Nesti con “Io non mi innamoro”, i Folkabbestia con “L’avvelenata” e gli Apres la Classe con “Vorrei sapere perchè”.

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MUSICA : * Luca Nesti la canta ai politici

* http://www.vipline.it/index.php?status=vlnews&idnews=3436 In piena campagna elettorale, il cantautore toscano sforna un pezzo contro i professionisti della politica. L’INNO AL “POLITICO PERFETTO” La politica ridotta a mediocrità. Arriva nel pieno della campagnaelettorale un “inno” al “Politico perfetto”, sferzante brano contro i politici di destra e sinistra colpevoli di aver venduto l’anima al potere. Autore della canzone, la prima che parla esplicitamente di politica alla vigilia delle elezioni, è Luca Nesti. Il brano, intitolato “Il politico perfetto”, che l’etichetta discografica Camion Records ha messo a disposizione delle radio per il download , offre una visione di quello che è diventata la politica in Italia dal punto di vista dei protagonisti: esteriormente potenti e trionfanti, interiormente arroganti, meschini e consapevoli di non essere all’altezza di realizzare gli obiettivi che si pongono.

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http://canali.libero.it/affaritaliani/lucanesti.html Musica/ Luca Nesti:

“Ho fatto un disco senza compromessi…“  Ci sono cantautori che si portano addosso l’odore della strada, o piuttosto quello di certe cantine dove i sogni dei musicisti vanno a morire nell’affondo di un riff di chitarra. Luca Nesti, toscano, è uno di questi. Il suo album, “Ho cambiato idea”, è di quelli sapientemente miscelati in bilico tra rock e cantautorato. “Cambiare idea insomma, soprattutto sulla discografia”, dice deciso Luca, raggiunto telefonicamente a Firenze. “Sì – aggiune – ho cambiato idea su tante cose. Principalmente sul modo di scrivere musica. Abbiamo sempre scritto musica per la playlist, per far piacere alle playlist, ora basta. La musica di questo disco è stata scritta per il puro piacere di fare musica, senza compromessi”. Una cosa che sgorga direttamente dal cuore… “Esattamente. Cambiare idea è proprio questo, scrivere per noi e non per gli altri. Non interessarsi alle logiche commerciali, ma fare musica e farla bene. Ecco il male della discografia è proprio questo, e principalmente viene da noi autori”. Spiegati meglio. “In Italia si scrive musica essenzialmente per il concetto di fare successo più che per il gusto di farla. Viviamo tutti al fianco della velocità, non c’è più spazio per pensare. C’è bisogno di rallentare di fermarsi a volte di riflettere. Non si può sempre vivere con la valigia in mano, e vivere solo tra un palco ed un hotel”. Però diciamo che un occhio agli utenti si rivolge sempre… “Certo, nessuno lo nega. Ma qui il discorso è più sottile. Ci siamo talmente preoccupati di questo che di riascoltare un disco per il puro gusto di farlo. Ecco il mio album è una sorta di smitizzazione”. “Il conduttore”, “Il politico perfetto” sono delle belle denunce… “Più che di denuncia ho solo detto quello che pensavo, ho evitato il buonismo. Tutto qui. Ora il mio disco sembra di denuncia ma non è così ho semplicemente passato la fase del questo non si dice, perché non sta bene. Ho cercato di fare un disco sincero, perché tanto l’ho fatto per me. Ho studiato la storia della musica e questa ci insegna che proprio con la musica si può cercare di protestare di gridare per la pace. La musica ha una funzionalità, inutile negarlo, e mi fa ridere chi dice di non schierarsi mai a favore di nessuno. Sono davvero cose che non capisco”. Però la tendenza è questa. Insomma rimane il fatto che la musica buona quella schierata quella che ha qualcosa da dire rimane nelle cantine. “Certo. Infatti i migliori artisti che ho sentito in questo periodo sono lì nelle cantine nell’ombra. Li trovo ancora nelle sale prova, anche se sento un venticello diverso, alcune band sono riuscite ad emergere e sono buone come i Negramaro. Piccoli aliti di vento che lasciano presupporre al nuovo cambiamento della musica. Negramaro a parte, c’è però un problema di fondo, e cioè lo spazio”. Difficile trovarlo, per i giovani emergenti… “In Italia le radio passano solo i grandi successi e il più delle volte stranieri. Per esempio mi sono sempre chiesto una cosa: Miss italia è una cosa tutta italiana, però la colonna sonora è fatta solo da stranieri, a parte i soliti grandi italiani. Lo trovo assurdo. Ma siccome le radio non passano i giovani occorre trovare canali alternativi e questo potrebbe essere un modo giusto per rivalutare finalmente la musica di casa nostra”. Cambiamo argomento. Hai scritto per le colonne sonore dei film ha fatto dischi che differenza c’è? “Intanto il fatto che le colonne sonore sono solo strumentatli. E poi c’è l’approccio. Con il film si inizia da un copione fino ad arrivare una sensazione piuttosto presuntuosa di dare una espressione, un colore diverso. In più hai lo spazio illimitato di poter creare, una libertà che non hai nella forma canzone. Ad esempio la prima cosa che ho fatto nel disco è stata quella di scrivere i testi poi la musica, proprio per avere le mirco libertà nel testo, con cose del tipo frasi dispari, per poi integrarle nella musica”. Ancora una cosa. La discografia è in crisi tutti ne parlano. Colpa di chi? Internet? “Nessuno può fermare l’evoluzione delle cose. Piutttosto non cerchiamo capri espiatori. Guardiamo piuttosto alle cover band che hanno fatto più danni del masterizzatore. Ecco il ruolo del musicista è importante perché gli autori possono fare la differenza e scrivere cose migliori. Io credo Internet sia solo la cima della montagna, Va solo regolamentata anche se oggi diventa difficile comprare un disco che costa troppo. Allora va solo trovato un modo per regolarizzare e far spendere pocho a chi usufruisce di questo mezzo per ascoltare la musica”. Claudia Di Meo 22/09/2005 PANORAMA.IT Luca Nesti cambia idea, ma non il vizio Il vizio è quello di dedicarsi al mestiere di musicante con sincerità e passione, con serietà ma senza prendersi troppo sul serio; senza mandarle a dire ma allo stesso tempo evitando di atteggiarsi a guru. In studio, come sul palco. Figlio di quella campagna toscana che torna a volte a far capolino anche nei suoi testi, Luca Nesti è un (ottimo e verace) esempio di una affermazione nata dalla gavetta e di una visibilità difficile da conservare alla quale aggrapparsi tenacemente. Parla chiaro il suo Cv: «Ho cominciato in modo anomalo, allestendo palcoscenici per cantanti come Francesco Guccini e lavorando negli studi di registrazione. I primi riconoscimenti arrivano con i temi di Mediterraneo, composto durante una pausa pranzo, e Ragazzi fuori, oltre che con la firma in calce a canzoni interpretate poi da Anna Oxa, Mina, Peppe Barra e vari nomi dell’underground toscano». Il recente Ho cambiato idea è il secondo lavoro personale dopo L’architetto, che Luca definisce «un riassunto» delle sue puntate precedenti nel pop. Su cosa abbia cambiato idea, è presto detto: «Ho cambiato idea sulla musica commerciale, per tornare a sentirmi un operaio», dice, aggiungendo poi di aver mutato parere anche «su una creatività in cui dominano gli aspetti della tecnologia e dell’elettronica, i troppi computer». La reazione è un Cd realizzato in modo tradizionale, artigianale, nelle sale di un vecchio teatro e «incidendo quasi in presa diretta, dal vivo». Ha cambiato idea sull’attualità, cui riserva poche speranze in sede di intervista («bisognerebbe avere il coraggio di buttare tutto e ricominciare») e giudizi taglienti sui solchi, con le canzoni Il politico perfetto e Il conduttore (altrove identificato con Paolo Bonolis), ritratti di contemporanei ripugnanti e ben riconoscibili, fra i momenti migliori del disco: «La figura che volevo descrivere è quella del conduttore-profeta, un profeta dell’arte che in realtà lavora per l’omologazione, per i palinsesti fatti di trasmissioni, musiche e balletti sempre uguali». Che non disdegna un approccio tipicamente fisico ai corpi di ballo femminili, tale da ricordare le atmosfere del Blasco di Delusa. Anche il politico perfetto è un identikit: «Vengo da ambienti molto connotati politicamente, magari marchiati da qualche eccesso, ma sinceri. Oggi la politica è solo questione di budget, è la pura vendita di un prodotto, il commercio di detersivi». Dal vivo, Luca Nesti è altrettanto genuino. Pochi fronzoli, un gusto tutto etrusco per l’affabulazione e l’improvvisazione, chitarre distorte ed essenziali sorrette da una solida sezione ritmica. Alla Festa de l’Unità nazionale di Milano, di fronte a una platea non numerosissima ma partecipe, ha pescato soprattutto nel repertorio più recente, regalando versioni convincenti di brani come Il microfono precoce e Io non mi innamoro, oltre che di quella Lettera dalla fine del mondo che è da considerarsi fra gli spunti più felici di Ho cambiato idea. Le evoluzioni e i percorsi live di Luca Nesti sono tutti a disposizione sul suo sito Web.

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ROCKSHOCK http://www.rockshock.it/news.asp?id=1443

Ho cambiato idea è un album sanguigno e viscerale, come se ne fanno pochi, soprattutto in Italia. Per fortuna l’italiano sopravvive nei testi, permettendoci di ascoltare sfoghi ragionevolmente rabbiosi e sagge riflessioni che non possono lasciare indifferenti Finalmente un grande cantautore italiano che non le manda a dire: Luca Nesti. Il toscano racconta la sua vita e le sue emozioni con grande spontaneità, è un fiume di parole che rompe gli argini del politically correct in cui ristagna la maggior parte della musica italiana attuale. Ho Cambiato Idea è il suo secondo lavoro, dopo L’Artigianodel 2001, un album che ha fatto breccia nella scena underground e nei centri sociali della penisola, mettendo in evidenza soprattutto la sua capacità di trascinare il pubblico durante i live. Inoltre Luca è l’anima del Moon-Tale Festival, che si svolge in estate a Montale, vicino a Pistoia e svolge l’incarico di direttore artistico anche per “Una casa per Rino”, la manifestazione in memoria di Rino Gaetano che si tiene tutti gli anni a inizio giugno a Crotone. Proprio come il cantautore calabrese, Nesti coinvolge, diverte, talvolta commuove l’ascoltatore grazie alla sincerità e all’estro dei suoi testi, anche se è meno poeta e più ruvido, soprattutto nella musica. Il suo rock è sanguigno e regala grandi scariche di adrenalina, a partire dalla prima canzone (che dà il nome all’album), simbolo della parte più istintiva, grintosa e brutale di Nesti, anticipata da un’introduzione significativa affidata alla voce di Chiara Buratti (“…ci sono persone che attraversano la vita senza angosce, ma io non sono come loro…”). Ho cambiato idea racchiude vari sfoghi di disgusto socio-politico e una grande verità: solo chi è pronto a rivedere le sue posizioni può camminare a testa alta. Questa canzone colpisce subito perché suona rock nel profondo: la musica di Nesti è decisa, robusta, è il tramite che il cantautore utilizza per aprirsi al mondo, per gridare la sua ragionata rabbia (”…ho capito: griderò al mondo che non mi piace, detesto le bandiere, non sono miei quegli eroi, non li riconosco…”) e per esprimere con la massima libertà tutto il suo disgusto verso la politica attuale (“…mi nauseano i politici al punto che più li ascolto più mi viene voglia di vomitare..”). L’altro brano in cui Luca esplode è Il Politico Perfetto, un vero e proprio inno per i tantissimi italiani schifati dalla politica attuale, i cui rappresentanti sono veri e propri imprenditori di se stessi, così lontani dai tempi in cui l’appartenenza ad un partito era solo passione. Memorabile il ritornello:”…ma se questa è la politica fatemi respirare, perché è una politica da farmi vomitare…”. Molto interessante anche la riflessione sui traumi che provoca la televisione in Il Conduttore: dopo una sbornia da schermo, si riesce ancora a guardare, ammirare e spogliare una donna sciogliendosi dentro di lei?. Questa era la parte più brutale, però Nesti ci riserva anche un lato romantico e riflessivo, soprattutto quando il tema è la donna, un universo complesso analizzato passando dal rock robusto(Io Non Mi Innamoro) alla ballata (Chiara, Mara, Giulia, Alice). Bellissima quest’ultima canzone, lontana dall’atmosfera generale dell’album, così eterea e onirica nel descrivere le emozioni di un uomo che ha paura di lasciar volare completamente il suo cuore (“…Chiara non dirmi ti amo, perché entro in crisi…”), forse perché non vuole riaprire ferite chiuse con fatica, forse perché fondamentalmente poco sicuro. Il tema dell’abitudine di coppia viene ripresa in un’altra toccante canzone che esprime il lato più tenero di Luca :Il Nome delle Cose, in cui racconta le difficoltà nel guardare in faccia la vera realtà delle cose quando ci sono in ballo i sentimenti (“Neanche ti sei accorta che io sono morto. E allora chiamami con il mio nome perché mi chiamo Luca. E non cercarmi solo quando sto per lasciarti”) ; insomma l’autore toscano sotto una facciata cinica nasconde una profonda sensibilità e una propensione alla tenerezza (“…aiutami a uccidere i tuoi silenzi, a riconsiderare tutto..”, “io ti auguro di connetterti alla sospirata sicurezza, tu chiedimi di non tornare e non guardarmi così…”). Ho Cambiato Idea è un ottimo album, trasmette tantissimo persino agli ascoltatori meno attenti, “quelli che attraversano la vita senza angosce”. Luca Nesti mi ha commosso e mi ha fatto urlare al miracolo. La sua voce calda, il suo rock e le sue verità sono oasi preziose per noi cronici assetati di note nel deserto musicale italiano.

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IL TEMPO Cultura & Spettacoli: Esce il secondo cd solista dell’autore della colonna sonora di “Mediterraneo” Nesti:”A Mtv preferisco le piazze” – l’artista firma “Cry Baby”, pièce teatrale dedicata a Janis Joplin di Maurizio Iorio Luca Nesti, pistoiese quarantenne, è uno dei tanti musicisti che dell’impossibilità di diventare famosi se n’è fatta una ragione. Il suo novo album si intitola “Ho cambiato idea” ed ha appena un mese di vita. Cosa c’è dentro? canzoni d’autore, testi di disilluso liricismo, musica nel solco della tradizione che va da Conte a Fossati, passando per De Andrè a Finardi. Nesti, lei ha dichiarato che il titolo dell’album racchiude il senso di una vita. E’ l’apologia del dubbio? “Il conduttore” e “Il politico perfetto” sono le due figure più in vista della cosietà odierna, e non le sono molto simpatici. Qual’è il più dannoso? Nel panorama musicale italiano c’è posto ancora per chi non va su Mtv? < Certo, è dimostrato che molti fenomeni mediatici durano poco e non portano in giro concerti> Le sue canzoni d’amore sono urla disperate. Mera rappresentazione o autobiografia? < Tutte e due le cose. Il rapporto con le donne è un labirinto inestricabile.> Diche tipo di cultura si ritiene figlio? < Di quella che si faceva nelle sezioni di partito, dove la gente faceva politica per aiutare il prossimo. E’ lì che ho imparatoa leggere i classici. Ho saccheggiato tutti i poeti del novecento>. Dischi in uscita ] -

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Lo Spettacolo.it http://musica.lospettacolo.it/leggi.asp?id=-9223372036854732196

“Ho cambiato idea” è un album geniale A quattro anni dall’uscita de “L’artigiano”, un grande ritorno per Luca Nesti “Ho cambiato idea”. La sintesi che non preclude una straordinaria capacità comunicativa: è questo, in una riga, il nuovo lavoro di Luca Nesti, cantautore toscano (o, come si definisce lui, “toscanaccio”) che fa della musica uno straordinario veicolo per esprimere sensazioni, problematiche e riflessioni. Soprattutto riflessioni: su sé stesso, sul modo di concepire e criticare la propria “nicchia” vitale e su ciò che ne costituisce l’essenza. Ma anche su chi ne costituisce l’essenza, perché ciò che emerge da questo straordinario lavoro è che l’ambiente che ci circonda non solo interagisce con noi, ma ci influenza e modifica il nostro comportamento. Ma questo disco è molto di più, è l’affermare la propria indipendenza, senza però dimenticare quanto sia importante il relazionarsi agli altri. Fare musica significa sapersi relazionare agli altri, e Luca Nesti fa capire di saperlo fare non solo con dei testi sinceri, ma con delle musiche che non sono un accompagnamento, ma delle vere colonne sonore. In fondo, il musicista toscano se ne intende di colonne sonore, avendo composto musiche per film come “Mediterraneo”, e sa benissimo quanto un messaggio possa essere avvalorato quando testo e musica vanno nella stessa direzione. In questo senso il cantautore toscano si discosta da quello che è uno standard della musica italiana: non le parole che devono star bene su una melodia, ma un arrangiamento che deve essere disegnato su misura per il testo e che deve completarlo, non soltanto sostenerlo. Un accompagnamento prevalentemente duro, d’accusa; ma anche semplice, ponderato ed intelligente. E’ questo il bello di “Ho cambiato idea”: non è qualcosa di costruito per riempire lo spazio di un cd, piuttosto è un insieme di idee, centinaia di idee. E ciascuna di esse, proprio perché differente dalle altre, ha una sua identità, una sua modalità di espressione ed un suo accompagnamento. Ma questo album è anche contraddizione, cambiare le proprie convinzioni è umano, tutti lo fanno. “Ho cambiato idea”, appunto. E tra le idee di Luca Nesti recita una parte fondamentale l’amore: “Tra me e la donna” e “Chiara, Mara, Giulia e Alice” rappresentano le incomprensioni e le difficoltà con il gentil sesso, mentre “Io non mi innamoro” rappresenta le incomprensioni e le difficoltà che si hanno con sé stessi nel modo di rapportarsi alle donne, ma è anche la ricerca di una definizione di amore, sempre imperfetta, sempre diversa. Si cerca sempre di definire ciò che non si conosce, almeno finchè non cambi idea… i.p.

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Luca Nesti: “Ho cambiato idea” Io, invece, no! Confermo il primo ascolto: ottimo lavoro di Giorgio Maimone http://www.bielle.org/Recensioni/rece_LucaNesti.htm Ma Ligabue non doveva uscire a settembre? E’ Graziano Romani? O è il disco elettrico che il boss ha fatto con l’altra sua personalità mentre quella acustica era impegnata in “Devils & dust”? No, non ci siamo: è un disco robusto e muscolare, come se ne fanno pochi, soprattutto in Italia, ma è indiscutibilmente un disco in italiano. E’ “Ho cambiato idea” di Luca Nesti, un album che suona rock nel profondo, ma che lo mette al servizio di testi interessanti e curati. E quando il rock è fatto bene e ha ancora idee da proporre non c’è dubbio che fornisca una bella scarica di adrenalina. Le canzoni di “Ho cambiato idea” fanno questo effetto. Stimolano e colpiscono. Prima per la grinta e poi inizi ad ascoltare le canzoni. Luca Nesti non esce dal nulla: autore e cantante toscano – ci informa il suo sito – ha spaziato dall’underground alla musica popolare fino alla realizzazione di colonne sonore per film come Mediterraneo, Ragazzi Fuori, Donne con le Gonne e Occhio Pinocchio. E’ stato autore per artisti e produttori quali Anna Oxa, Mina, Peppe Barra, Riccardo Tesi, Giancarlo Bigazzi e molti altri. Il suo primo lavoro discografico è del 2001 con “L’artigiano”. Ma soprattutto Luca è l’organizzatore, l’ideatore e l’anima del Moon-Tale Festival, che si svolge in estate a Montale, vicino a Pistoia e svolge l’incarico di direttore artistico anche per “Una casa per Rino”, la manifestazione in memoria di Rino Gaetano che si tiene tutti gli anni a inizio giugno a Crotone. Stanco di stare “dall’altra parte del palco” Luca aveva già deciso di tornare in pista la scorsa estate, esibendosi al Festival di Asti dell’amico Massimo Cotto e quindi chiudendosi in studio di registrazione per produrre questo cd: 13 canzoni più un’intro,a ffidata alla voce di Chiara Buratti e a un testo ispirato a Charles Bukowski, per 53 minuti totali di musica, senza un attimo di cedimento, ben sostenuto dalla chitarra solista di Franco Nardi e dalla sezione ritmica composta da Fabrizio Morganti alla batteria e da Italo Andriani al basso, con un piccolo aiuto dagli amici (oltre a Chiara, anche lo stesso Massimo Cotto nella canzone che chiude il disco, “Congiunzioni”, la stessa in cui Riccardo Tesi suona l’organetto, più una citazione dichiarata dal “Disertore” di Fossati) Dovrei cercare di capire meglio cosa e quanto mi piace di questo disco, ma credo occorrerà tempo. Certo, tutto quanto è a posto: testi, musiche, temi. Ma “il piacere” è qualcosa in più, una sensazione chimica che non sempre si riesce a spiegare con i termini normali delle categorie razionali. Una componente “chimica” è di sicuro la voce e la voce di Luca Nesti è graffiante, scura il giusto, espressiva e calda. Una voce che ti avvolge e ti urtica il giusto, che non ti consente però di startene tranquilla. Una colonna sonora dentro la quale vibra vita vissuta e che dà alle parole pronunciate una maggiore credibilità. Niente a che fare col “bel canto”, è una voce eminentemente blues o rock, ma perfettamente in tema con l’ambito musicale: avrebbe detto De André una “voce potente adatta per un vaffanculo”. Dicamo che il personaggio che ci si può costruire ascoltando questo disco è un misto tra il Philip Marlowe di Raymond Chandler e il detective Stanley White interpretato da Mickey Rourke ne “L’anno del dragone”: il duro, cinico e smagato, ma dal cuore d’oro e, in fin dei conti, disposto alla tenerezza. Se vogliamo invece virare verso i paragoni letterari contemporanei (e restando in Italia) i personaggi di Luca Nesti ricordano quelli dei libri (molto divertenti) di Lorenzo Licalzi. (“Il privilegio di essere un guru”, “Io no”, “Non so”). “Il politico perfetto”, “Chiara, Mara, Giulia, Alice” e “Lettera dalla fine del mondo” costituiscono un trittico centrale di grande spessore, che ti spinge ad accogliare a malincuore la fine del disco che di lì a poco arriverà. Molto forte anche il brano iniziale, nonché title track “Ho cambiato idea”, un po’ più di maniera “Il conduttore”, su vizi e vezzi dei personaggi televisivi. Forse il miglior modo per definire Luca Nesti è quello che usa lui stesso nella sua canzone: un artigiano “che incolla le parole”, che “avvita sulle storie la musica che ha dentro” (da “L’artigiano”). E le storie e le musiche suonano entrambi bene. Molto bene.

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(Adnkronos) – Arriva la canzone sul politico. Perfetto, ma solo nel titolo. E il nuovo brano di Luca Nesti, cantautore toscano che descrive senza mezzi termini la sua visione della politica di oggi, non nascondendo la nostalgia per la concezione più autentica e passionale che della politica si aveva qualche decennio fa. Se questa è la politica io sono un dissidente -recita il testo del brano- Se questa è la politica fatemi respirare, perché è una politica da farmi vomitare. Il brano è incluso nel nuovo album di Luca Nesti Ho cambiato idea, in uscita il 13 maggio, prodotto da Camion Records in collaborazione con Lunapark, l’etichetta discografica di Claudia Mori, e distribuito da Sony Music